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Via Francigena del Sud Salento — torna alla pagina iniziale
Via Francigena

Chiesa Rupestre Santi Stefani

Ipogei e cripte Poggiardo, Vaste

Nel Parco dei Guerrieri di Vaste, una capanna iapigia ricostruita: muretto in pietra e alto tetto conico di canne. In primo piano un pannello.

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Audioguida

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Videoguida

Immagini del luogo con il racconto e i sottotitoli.

Lingua dei segni

Il racconto tradotto in Lingua dei Segni Italiana da un interprete.

La cripta dei Santi Stefani si trova nel cuore del parco archeologico di Vaste, antica città messapica: questo testimonia la continuità di vita del sito dal mondo antico al Medioevo.
Interamente scavata nella roccia, a tre navate divise da pilastri e con tre absidi che presentano una leggera asimmetria (prova che la chiesa è cresciuta nel tempo, adattandosi alle esigenze della comunità che la frequentava).
Studi recenti ipotizzano che la cripta fosse collegata a un piccolo insediamento monastico greco, dipendente da Otranto. La cripta bizantina deve il suo nome alla raffigurazione del primo protomartire della Chiesa cristiana, Santo Stefano, impresso per tre volte sulle pareti ricche di affreschi risalenti a epoche diverse, dal X al XIV secolo.
Nell’abside sinistra sono raffigurati i Padri della Chiesa orientale: San Basilio Magno, San Nicola di Mira, San Giovanni Crisostomo.
Nell’abside centrale è raffigurata la donna vestita di sole con la luna sotto i piedi e la corona di dodici stelle, che racconta un episodio tratto dall’Apocalisse di Giovanni. Questo dipinto rappresenta la Chiesa perseguitata, ma protetta.
Nell’abside di destra sono raffigurati Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio Abate, rappresentando il ponte tra la tradizione orientale e quella occidentale.
Alcuni dettagli stilistici, come le ombreggiature lineari e l’uso dell’indaco rimandano alla mano di pittori itineranti balcanici che attraversavano la Puglia, portando modelli iconografici comuni a Macedonia, Tessaglia e Peloponneso.
La Chiesa non sempre è stata valorizzata come meriterebbe e nel corso dei secoli ha ospitato fedeli, ma è stata anche utilizzata per l’essiccamento del tabacco e come stalla.
Un’antica leggenda racconta, che un prete cattolico l’avesse adibita a stalla per il suo asino, che probabilmente non si aspettava di ricevere tanta considerazione dal suo padrone, il quale gli consentiva di dormire e mangiare in compagnia dei Santi. L’asino, abituato a vivere tra le immagini sacre, sarebbe diventato particolarmente docile, quasi “rispettoso” del luogo, tanto da essere ricordato come “l’asinu ti li Santi”.
La cripta fu riscoperta negli anni ’60 durante i lavori agricoli. I restauri successivi hanno rivelato affreschi che una volta ripuliti, hanno mostrato una brillantezza sorprendente, soprattutto nei blu e nei rossi.

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