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Via Francigena del Sud Salento — torna alla pagina iniziale
Via Francigena

Cripta di San Salvatore

Chiese e luoghi di culto Ipogei e cripte Giurdignano

La Madonna col Bambino tra due arcangeli, con grandi aureole d'oro, in un affresco bizantino molto rovinato, segnato da macchie verdi.

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Audioguida

Il racconto letto a voce, per ascoltarlo mentre guardi il luogo.

Videoguida

Immagini del luogo con il racconto e i sottotitoli.

Lingua dei segni

Il racconto tradotto in Lingua dei Segni Italiana da un interprete.

La cripta bizantina di San Salvatore risale all’ VIII-X secolo, costruita ed utilizzata come luogo di culto ortodosso.
La scoperta della cripta è avvenuta negli anni Ottanta del Novecento, grazie agli interventi di sconsacrazione della chiesetta sovrastante di San Vincenzo. I cittadini erano sempre stati a conoscenza di questa cripta senza riconoscerne l’immenso valore e perciò veniva utilizzata come rifugio durante le guerre mondiali e come cisterna per l’acqua (motivo per il quale gli affreschi sono rovinati tutti allo stesso livello nella parte bassa).
Scavata interamente in negativo in pietra leccese, la sua pianta è a tre navate: quattro pilastri definiscono nove campate che terminano con tre absidi. Per ognuna di queste è presente un piccolo altare ricavato, come per le colonne, da un unico blocco in pietra. Tra le absidi e il resto dell’ambiente è presente un piccolo perimetro divisore che delimita due zone, il bema e il naos. Il primo indica il luogo riservato ai sacerdoti, i quali utilizzavano di solito l’altare centrale dando le spalle ai fedeli per non rivolgerle alla Madonna, secondo il rito ortodosso. I due altari laterali venivano utilizzati per riporre i libri sacri da utilizzare per le celebrazioni (alla destra) e per riporre i paramenti e abiti da cerimonia (alla sinistra).
Una rilevante particolarità di questa cripta sono gli affreschi e i soffitti.
Di tutti gli affreschi solo alcuni sono sopravvissuti: tra questi quello principale al centro in cui si trova la Madonna con Gesù Bambino e 2 Arcangeli; al di sotto, invece, si intravedono ancora le aureole di alcuni dei 12 apostoli. Anche le arcate erano affrescate, ma l’unica a noi rimasta visibile è quella in cui si trovano i Santi Cosma e Damiano (i Santi Medici).
Gli altri, oltre che dall’usura del tempo, potrebbero essere stati danneggiati da una forte umidità, causata anche da una possibile immersione totale o parziale delle pitture in acqua.
La celebrazione greco-bizantina è sopravvissuta in Italia fino alla soppressione dell’ordine religioso (anche se ormai ridotto a semplice rito) avvenuta a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo e conclusasi definitivamente nei due decenni successivi all’annessione del Regno delle due Sicilie all’Italia.
I soffitti della cripta sono diversamente scolpiti al fine di realizzarne diverse tipologie: a cassettoni, con croce greca, un motivo con quattro crociere a vela e, nella navata centrale, poco prima della zona che delimita il bema, la simbologia di una scala, che indica la scala che porta al Paradiso, rappresentato da 3 cerchi concentrici, come nella Divina Commedia dantesca, e che coincide con il bema.

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