Il racconto letto a voce, per ascoltarlo mentre guardi il luogo.
Videoguida
Immagini del luogo con il racconto e i sottotitoli.
Lingua dei segni
Il racconto tradotto in Lingua dei Segni Italiana da un interprete.
La Collina dei fanciulli e delle Ninfe e i Massi della Vecchia.
Sulle alture a ridosso di Giuggianello, sorge un luogo contraddistinto dai silenzi e da numerose leggende che si sono tramandate fin dall’antichità.
1.
La leggenda delle Rocce Sagre.
Nicandro di Colofone, nel II sec. a.C. racconta: «Si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetanee di stirpe mortale. Il loro modo di danzare era quello rozzo, proprio dei pastori; quello delle ninfe, invece, fu di una bellezza suprema. Esse trionfarono dunque sui fanciulli nella danza e rivolte ad essi dissero: “Giovani dissennati, avete voluto gareggiare con le ninfe e ora che siete stati vinti ne pagherete il fio”. E i fanciulli si trasformarono in alberi, nel luogo steso in cui stavano, presso il santuario delle ninfe»
2.
La leggenda della Vecchia e l’enigma.
Camminando da Quattro macine in direzione di Giuggianello, seguendo la segnaletica, si giunge ai Massi della Vecchia, formazioni rocciose calcaree del Miocene, modellate successivamente da vento e pioggia che emergono dal terreno rosso, creando un paesaggio suggestivo e quasi fiabesco.
Secondo la tradizione popolare, in questo luogo viveva una vecchia strega (la “Vecchia”) insieme al marito, l’Orcu Nanni. All’alba del giorno di San Giovanni (24 giugno) la strega sottoponeva i viandanti a enigmi, promettendo una chioccia con 7 pulcini d’oro a chi rispondeva correttamente e senza tentennare; trasformando, invece, in pietra chi sbagliava: l’Orcu Nanni sparpagliava quindi le “nuove” pietre sul terreno circostante.
3.
La leggenda della Vecchia e la sorte.
La “Vecchia” dormiva su un grande masso, detto “Lu Letticiddhu”, proprio di fronte ad un’altra enorme pietra, Lu Furticiddhu, ovvero il fuso, simile a un fungo di pietra (e proprio così lo descrive il De Giorgi nel XIX secolo) mentre decide delle sorti del raccolto dei contadini.
4.
La leggenda di Ercole.
Ma questo enorme masso è legato anche ad un’altra leggenda, citata nientemeno che da Aristotele nel suo “De Mirabilis Auscultationibus”:
“Presso il Capo Iapigio vi è anche una pietra enorme che dicono venne da Eracle sollevata e spostata, addirittura con un solo dito”. Leggenda vuole che Ercole, combattendo e vincendo contro i Giganti, tornando soddisfatto sui suoi passi, abbia sollevato un’enorme roccia e scagliandola dietro di sé, questa si sia appoggiata in bilico su un altro masso sottostante.
E la presenza di Ercole sarebbe testimoniata da un’altra roccia molto vicina alle altre, dall’inequivocabile forma di un piede: l’impronta di Ercole, appunto.