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Via Francigena del Sud Salento — torna alla pagina iniziale
Via Francigena

Trappitello del Duca

Giurdignano

Interno del frantoio ipogeo scavato nella roccia, con macina in pietra circolare sopra una vasca, illuminato da luci calde.

Ascolta, guarda, segna

Audioguida

Il racconto letto a voce, per ascoltarlo mentre guardi il luogo.

Videoguida

Immagini del luogo con il racconto e i sottotitoli.

Lingua dei segni

Il racconto tradotto in Lingua dei Segni Italiana da un interprete.

Il frantoio ipogeo risale al XIV secolo e l’attività lavorativa al suo interno è proseguita fino al 1940.
La realizzazione sotterranea è dovuta per vari motivi: in primis perché in passato era più semplice ed economico scavare e ampliare cavità già esistenti che costruire strutture ex novo; poi perché una struttura ipogea mantiene costante la temperatura (fra i 16 e i 18 gradi) e la produzione dell’olio richiedeva una temperatura né eccessivamente calda né eccessivamente fredda affinché l’olio fosse denso al punto giusto e non troppo liquido.
L’olio prodotto nei frantoi ipogei era olio lampante, cioè utilizzato per l’illuminazione pubblica in particolare delle città del Nord Europa: l’esportazione avveniva, in particolare, dal porto di Gallipoli.
Le tecniche di produzione dell’olio seguivano un procedimento ben preciso: le olive venivano messe nelle “sciave”, ovvero in depositi collegati con l’esterno attraverso un foro visibile nella volta, dal quale cadevano le olive per gravità; successivamente le olive venivano posizionate nella vasca d molitura, sulla quale erano posizionate le macine, strumenti in pietra azionato da un asino che girava in tondo e, affinchè non impazzisse, veniva bendato.
La macina serviva a indebolire il nocciolo delle olive fio a formare una pasta di olive che veniva poi messa in alcuni dischi di giunco e/o corda (detti “fiscoli”) che venivano impilati sul torchio, azionato da un operaio, che ruotava la manopola, l’asse di legno scendeva, e la pasta di olive contenuta nei fiscoli veniva pressata.
L’olio che veniva prodotto scendeva lungo le canalette e andava a conservarsi nelle cisterne. Nel frantoio si lavorava ininterrottamente tutto il giorno da ottobre ad aprile. Un responsabile, detto “Nachiro”, ovvero nocchiero, comandava sugli altri operai, detti “ciurma”. Non è un caso che questi termini riportino alla tradizione marinaresca, visto che nel periodo estivo, quando non era attiva la produzione dell’olio, molti lavoravano come marinai. Durante il periodo di produzione gli operai vivevano all’interno del frantoio, nel quale sono presenti i dormitori nel corridoio, oltre a piccola una cucina e una stalla per gli asini.

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